Messaggio di Pentecoste 2018 di Sua Eminenza l’Arcivescovo Giovanni di Chariupolis, Esarca del Patriarca Ecumenico

Autore , 28 mag.2018

Al clero, ai monaci, alle monache e ai fedeli dell’Esarcato-Arcidiocesi delle parrocchie ortodosse di tradizione russa in Europa Occidentale

Cari Padri, Fratelli e Sorelle prediletti in Cristo, Dopo aver festeggiato nella gioia la risurrezione del Signore del Mondo eccoci, come gli apostoli, in quel periodo di attesa, di mediazione, poiché il Cristo deve risalire dal Padre e quest’ultimo ci invierà allora il Suo Spirito. Aspettiamo infatti che si compia sulla comunità dei fedeli la promessa fatta al profeta Gioele :”Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie ; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sugli schiavi, uomini e donne, in quei giorni effonderò il mio Spirito.” (2 : 28-29). Questo Spirito effuso sulla comunità apostolica vive oggi in ogni comunità eucaristica cristiana. Questo Spirito scende su di noi ad ogni preghiera, ad ogni epiclesi – Pentecoste sempre ricominciata per la vita della comunità. Ad ogni eucaristia siamo infatti nutriti con il corpo e con il sangue di Cristo e, nello stesso tempo, pieni di Spirito come in quel giorno di Pentecoste quando degli uomini impauriti e timorosi, nella memoria del Signore vengono inondati di Spirito e fortificati per costruire un mondo nuovo. Questo mondo nuovo è la Chiesa messaggera della Buona Novella del Regno. Questo mondo nuovo è per tutti gli uomini. Questo mondo nuovo è per la giustizia, la pace e l’unità tra gli uomini affinché siano uno per confessare il Padre di tutti.

Siamo chiamati ad un totale rinnovamento interiore : “vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi mio Spirito” disse il Signore ad Ezechiele (36 : 26-27). Ecco la via nuova che ci è aperta. la sola via che convertirà sia i cristiani che coloro che non credono. Cambiare cuore, acquistare il cuore di carne e di sangue, il cuore che vive, che agonizza nella sofferenza ed esulta nella gioia, il cuore che condivide e geme sotto il peso dell’odio. È il cuore vero, plasmato dallo Spirito di Dio. Finché non avremo acquisito gli uni e gli altri, nella nostra famiglia, nella nostra comunità un cuore così, saremo ancora sotto il vecchio regime, il regime del cuore di pietra, cuore che non ha conosciuto lo Spirito di Dio.

Insieme, dobbiamo maturare, crescere. fare l’esperienza del Cristo crocefisso e risorto per essere in grado di vivere i doni dello Spirito e sopratutto per essere in grado di condividerli poiché non ci appartengono ma ci sono dati per l’edificazione della comunità. Non si insiste mai abbastanza su questo aspetto comunitario della vita cristiana. Non siamo interpellati dallo Spirito in quanto individui, ma in quanto persone integrate in un corpo – il corpo di Cristo, la Chiesa dei Battezzati. Quando gli apostoli ricevono lo Spirito, “si trovavano tutti insieme” e non sparsi. Erano insieme riuniti per la preghiera, costituivano la prima comunità cristiana riunitasi per l’eucaristia, per rendere grazie a Dio per la morte e la risurrezione di Suo Figlio. E tutti insieme, uniti dalla fede e dalla preghiera, stanno per ricevere lo Spirito. Nello stesso modo, noi nel XXI secolo, all’immagine della comunità primitiva, non dispersi ma riuniti nella comunione di preghiera e di fede, invochiamo lo Spirito. E lo Spirito scende su di noi ad ogni liturgia perché noi diventiamo forti e capaci di trasmettere al mondo il messaggio di Gesù come gli apostoli, i quali sparsi nei quattro angoli dell’universo predicarono la Buona Novella della salvezza.

La Pentecoste deve svegliare in noi questa coscienza missionaria, questa preoccupazione per la diffusione del cristianesimo che talvolta abbiamo tendenza a dimenticare per chiuderci su noi stessi, accontentandoci di quello che consideriamo come delle certezze senza vedere intorno a noi una realtà che grida la propria fame e sete di Dio senza sapere come esprimerla. A questo punto, il cuore di carne vivificato dallo Spirito deve reagire e portare sangue al cuore di pietra.

La festa della Pentecoste ci chiama quindi ad una autentica conversione, ad uno sconvolgimento del nostro essere per la vita nel Vangelo e per la sua testimonianza. Chiediamo insieme che lo Spirito di Dio ci illumini e ci conceda la grazia della testimonianza della Parola.

† Arcivescovo GIOVANNI di Chariupolis, Esarca Patriarcale delle parrocchie ortodosse di tradizione russa in Europa Occidentale

Parigi, il 27 maggio 2018