IL TRONO ECUMENICO E LA CHIESA DI UCRAINA – PARLANO I TESTI

Autore , 17 ott.2018

Si giudica necessario che il Patriarcato Ecumenico rammenti a tutti la verità storica sulle relazioni della Chiesa di Costantinopoli in rapporto alla Chiesa di Ucraina, come risulta dai documenti ufficiali salvati, che purtroppo, sia per ignoranza o intenzionalmente vengono nascosti per ovvie ragioni.

fonte: www.ortodossia.it

Ringraziamenti

 

Il Patriarcato Ecumenico ringrazia gli eccellenti ricercatori, Greci e Russi, che attraverso il loro ineccepibile contributo scientifico hanno concorso al ristabilimento della verità storica riguardo alle relazioni della Chiesa di Ucraina verso la sua Madre Chiesa.

In modo tutto particolare si ringrazia la Fondazione Culturale della Banca di Grecia ed il Direttore del suo Archivio Storico e Paleografico, insigne storico, filologo e paleografo dott. Agamennone Tselikan, in quanto ha messo a disposizione del Patriarcato Ecumenico in originale e nella loro trascrizione, gli antichi manoscritti dei Documenti Patriarcali e Sinodali cruciali, riguardo alle relazioni della Chiesa di Ucraina con i Patriarcati di Costantinopoli e Mosca durante il XVII secolo.

Si ringrazia infine calorosamente il coltissimo ricercatore dott. Constantin Vetosnikov, che ha messo a disposizione del Patriarcato Ecumenico le sue molteplici conoscenze sul tema.

 

PATRIARCATO ECUMENICO

 

IL TRONO ECUMENICO E LA CHIESA DI UCRAINA PARLANO I TESTI

 

A motivo del progetto da parte del Patriarcato Ecumenico di concessione dello stato di autocefalia ecclesiastica all’Ucraina, sono state formulate opinioni, perfino da rappresentanti di enti istituzionali, secondo le quali è in discussione il diritto canonico della Chiesa di Costantinopoli di procedere a tale azione. Come principale argomento, si sostiene che l’Ucraina “costituisce territorio canonico del Patriarcato di Mosca” e, di conseguenza, tale azione del Patriarcato Ecumenico costituirebbe una “ingerenza” in un’altra giurisdizione ecclesiale. Di conseguenza, si giudica necessario che il Patriarcato Ecumenico rammenti a tutti la verità storica sulle relazioni della Chiesa di Costantinopoli in rapporto alla Chiesa di Ucraina, come risulta dai documenti ufficiali salvati, che purtroppo, sia per ignoranza o intenzionalmente vengono nascosti per ovvie ragioni.

 

La relazione del Patriarcato di Costantinopoli con la Chiesa di Ucraina. Breve rievocazione storica.

 

Come è noto a tutti, gli Ucraini e tutti i popoli, che provengono dall’antica Rus’, devono la loro fede cristiana e l’Ortodossia al Patriarcato Ecumenico. E’ superfluo ricordare qui gli eventi storici, da tutti conosciuti, che hanno portato al battesimo degli abitanti dello stato di Vladimir, attorno a Kiev, nel decimo secolo e la diffusione dopo di ciò, dell’Ortodossia nell’intera area della Rus’ Kievana. Il Patriarcato  Ecumenico costituisce la madre Chiesa di tutto il popolo Ucraino, come anche di tutti i Russi, i Bielorussi e gli altri popoli dell’immenso paese.

La Metropolia di Russia viene indicata negli antichi atti ufficiali del Patriarcato di Costantinopoli, ad esempio nel Breve di Leone il Saggio (sec. XI),1 come sessantesima eparchia del Trono Ecumenico. Era inizialmente unita sotto il titolo di “Kiev e di tutta la Rus’”, con sede a Kiev. Di seguito i metropoliti di Kiev trasferirono la loro dimora a Vladimir ed infine a Mosca, avendo sempre tuttavia quale loro sede canonica, la città di Kiev. Circa nella metà del XV secolo, la Metropolia di Kiev e stata divisa in due, a seguito della elezione del Metropolita Giona a Mosca (1448) e di Gregorio, sotto il Patriarca unita Gregorio Mama (1458). Il Metropolita Gregorio tornò più tardi all’Ortodossia e venne accolto dal Patriarca Ecumenico Dionisio I (1470), mentre a Mosca nel 1561, era stato insediato un nuovo Metropolita, Teodosio, senza un accordo con il Patriarcato Ecumenico. Dopo la elevazione della Metropolia di Mosca a Patriarcato, da parte del Patriarca Ecumenico Geremia II (1589), la Metropolia di Kiev               continuò ad essere tenuta sotto i Patriarchi                      Ecumenici,                      i                      quali         esercitarono    la    vigilanza    sia    attraverso    Esarchi plenipotenziari, sia di persona, come avvenne nel 1589, quando il Patriarca Geremia II, vistò Kiev e depose Onesiforo di Kiev, per bigamia, come altri chierici colpevoli e ordinò per Kiev Michele (Ragoza). In più ratificò e benedisse la Confraternita della Teofania

1 . Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae, Paris, 1981, p. 388.

(Vogoiavlienskj), che poi fu trasformata in Academia, e dispose la convocazione del Sinodo Eparchiale di Ucraina.

Ma forse il contributo più importante del Patriarcato Ecumenico alla Chiesa di Ucraina, è stato quando questa Chiesa era stata completamente latinizzata e aderì con i suoi vescovi all’Uniatismo. Allora (1620) il Patriarca Ecumenico delegò il Patriarca di Gerusalemme Teofane a recarsi in Ucraina, dove anche ordinò vescovi Ortodossi, ricostituì il Sinodo Eparchiale di Ucraina ed elesse il Metropolita locale con la ratifica del Patriarca Ecumenico. La ordinazione dei vescovi della Metropolia di Kiev da parte del Patriarca di Gerusalemme non significava, ovviamente, che la Metropolia fosse assoggettata al suo Patriarcato.

Quando nel 1654 l’Ucraina venne unita politicamente con la Russia, iniziò a fomentarsi anche una domanda di unione ecclesiastica di questo paese con il Patriarcato di Mosca. I metropoliti tuttavia, i vescovi, il clero, i fedeli e tutto il popolo dell’Ucraina respinsero duramente l’unione. Vani erano anche i tentativi della Russia di separare la metropoli di Kiev nel 1684 dal Patriarca Ecumenico Iakovos. Silvestro di Kiev ed i suoi successori Dionisio, Iosif e Antonio, nonostante le pressioni, non accettarono di essere ordinati dal Patriarca di Mosca. Solo il loro successore Gedeone, nel 1685 venne convinto ad accettare la sua ordinazione dal Patriarca di Mosca Ioakim, ma anche allora gran parte del Sinodo, riunitosi a Kiev, dichiarò invalida la elezione e illecita la ordinazione, poiché era stata fatta ad insaputa del Patriarca Ecumenico. Questa azione del Patriarca di Mosca costituì una grave ingiustizia canonica. Promuovere un vescovo di un’altra eparchia a metropolita senza accordo del locale Patriarca, costituisce una infrazione dei sacri canoni come: 35 degli Apostoli, 6 del Primo Concilio Ecumenico, 13 e 22 del Concilio di Antiochia, e 15 del Concilio di Sardica. Parallelamente, questo fatto significava una intromissione in un’altra eparchia, condannabile secondo i canoni: 2 del Secondo Concilio Ecumenico, 13 e 22 del Concilio di Antiochia, 3 del Concilio di Sardica. La usurpazione di un’altra eparchia viene condannata espressamente dai canoni, come una violazione  degli antichi diritti  delle Chiese, come nel: 8 del Terzo Concilio Ecumenico e 34 del Concilio Ecumenico Quintosesto in Trullo.

A seguito di ciò, Gedeone e a Mosca compresero che non era possibile fare nulla senza il consenso del Patriarca Ecumenico e volsero ogni loro tentativo a convincere (o costringere) l’allora Patriarca Ecumenico Dionisio IV a riconoscere la ordinazione di Gedeone. L’intero tentativo a tale scopo fu svolto a nome dei Reali e del Governo di Russia, dall’ambasciatore Nikita Alexeev, che si portò ad Adrianopoli, dove il Patriarca Ecumenico Dionisio IV era di passaggio. Le trattative ed i retroscena sono raccontati nel Dodecabiblon, del Patriarca di Gerusalemme Dositeo, anche lui lì allora di passaggio, il quale, a causa delle sue relazioni personali con la famiglia reale, svolse un ruolo essenziale nei colloqui.

Il risultato dei loro colloqui e delle loro negoziazioni viene impresso nell’”Atto” Patriarcale e Sinodale, o “Lettera di Notificazione” del Giugno dell’anno 1686, firmato dal Patriarca Ecumenico Dionisio IV e del suo Sacro e Santo Sinodo, come dagli altri Metropoliti del Patriarcato Ecumenico. La versione originale dell’”Atto” è andata perduta, si sono salvate tuttavia, oltre alle traduzioni russe, delle copie autentiche in greco

dell’epoca del Patriarca Callinico II (1688, 1689-1693, 1694-1702), dalle quali è stato ristabilito con attendibilità l’originale testo greco.2 Si è salvato anche l’originale greco della Lettera che il Patriarca Dionisio IV ha inviato ai Reali di Russia Giovanni e Pietro e alla Principessa Sofia, pubblicato nella Collezione degli scritti ufficiali del Governo Russo nel 1826.3

Questi due testi cruciali, ossia l’ “Atto” Patriarcale e Sinodale del 1686, come è stato ricostituito oggi dagli storici russi nella sua forma originale, e la Lettera originale del Patriarca Dionisio IV ai Reali Russi, sono riportati integralmente in Appendice alla presente. Si sono salvati ovviamente, anche altri documenti ufficiali su questo tema, tra i quali uno solo scritto in greco ed i rimanenti in traduzione russa dell’epoca, tra i quali traduzioni ufficiali del Ministero degli Esteri russo, che sono conservati nel suo archivio, come anche altri, e ovviamente quelli in traduzioni ufficiali, in manoscritti della associazione “Ikona”, che contiene diversi testi riguardanti il Patriarcato di Mosca.4

E’ superfluo porre l’accento sul fatto che, il primo tra questi testi, che costituisce non solo un documento Patriarcale, ma Sinodale, prevale per il valore canonico e normativo e che si deve preferire ad ogni altro, come la manifestazione autentica del volere del Patriarcato Ecumenico, laddove, eventualmente, esistano divergenze.

Cosa risulta dallo studio dei Testi?

 

Dallo studio di questi due testi fondamentali, e principalmente l’ “Atto” Patriarcale e Sinodale, o in modo più preciso, la “Lettera di Notifica”, risulta quanto segue:

  1. La subordinazione della Metropolia di Kiev, è avvenuta “in modo accondiscendente” e “per economia” a causa degli accordi storici specifici di quell’epoca e “per la distanza assai grande del luogo e per le battaglie che avvenivano tra i due Regni”, a causa delle quali, il nemico della retta, vera, santa e immacolata fede dei cristiani ortodossi, ha disseminato zizania e spine tra il grano, cioè l’ortodossia, e la mette in pericolo ponendola nelle mani di dottrine estranee ed ostili. Il carattere provvisorio della disposizione per economia e accondiscendenza, che prevede l’”Atto” Patriarcale e Sinodale del 1686, lo testimonia in modo esplicito anche il dotto eminente Patriarca di Gerusalemme Dositeo, il cui ruolo nelle relative trattative fu, come è stato detto, cruciale, quando scrive che dichiarò all’ambasciatore mediatore Nikita Alexiovitch: “che fosse dato… Kiev alla Moscovia a modo di tutela, per la usurpazione a cui soggiace e fino al giorno della visita divina”.5
  2. Come risulta dall’”Atto” Patriarcale e Sinodale del 1686, il significato della “subordinazione” della Metropolia di Kiev al Patriarcato di Mosca consiste, in essenza, solamente nel permesso di ordinare il Metropolita di Kiev: “affinché la

2 В. Г. Ченцова (V. G. Tchentsova), Синодальное решение 1686 г. о Киевской митрополии, Древняя Русь. Вопросы медиевистики 2 [68] (2017) 100-102.

3 Собранiе государственныхъ грамотъ и договоровъ, хранящихся въ государственной коллегiи иностранныхъ дѣлъ, Часть

четвертая, Москва, 1826, pag. 514-517.

4 Архив Юго-Западной России, Часть 1, Том V, Киев, 1859, pag. 166-193.

5 Δοσιθέου, Πατριάρχου Ἱεροσολύμων, Ἱστορία περί τῶν ἐν Ἱεροσολύμοις Πατριαρχευσάντων, Βιβλ. 11, § 28, ΤΟΜΟΣ ΣΤ’, (ἐκδ.  Βασ. Ρηγοπούλου), 1983, pag. 240

santissima Eparchia di Kiev sia soggetta al santissimo trono della grande città salvata da Dio della Moscovia, cioè perché sia ordinato il Metropolita di Kiev in essa, qualora si presentasse la necessità.” La delucidazione (“cioè”) spiega il significato di “soggetta”. L’Atto dice in modo esplicito: “l’obbedienza di tale metropolia di Kiev è stata posta sotto il santissimo trono patriarcale della Moscovia”, cioè il Patriarca di Mosca può ordinare il Metropolita di Kiev, in nome del Patriarca Ecumenico, e soltanto. I documenti salvati, in copia in lingua greca, dicono: “essere stato dato il permesso… di ordinare”, “e di avergli dato tale permesso per economia.” Il solo documento salvato in originale (Lettera ai Reali) dice in modo esplicito: “Il beatissimo Patriarca della Moscovia … ha il permesso di ordinare il Metropolita di Kiev”, cioè il Patriarca di Mosca può procedere alla ordinazione del metropolita di Kiev con il permesso del Patriarca Ecumenico.

Il fatto che non si tratti di una piena cessione della eparchia di Kiev al Patriarca di Mosca è evidente dal fatto che l’ “Atto” (a) priva al Patriarca citato il diritto di leggere il Metropolita di Kiev e, (b) obbliga ogni Metropolita di Kiev a commemorare il Patriarca di Costantinopoli “in primo luogo” durante la Divina Liturgia. E’ necessario che venga accentuata la importanza di queste due condizioni.

  1. Il permesso dato al Patriarca di Mosca di ordinare il Metropolita di Kiev e quello soltanto, che viene scelto dal clero e dal popolo della Eparchia di Kiev, rivela un significativo grado di autonomia e di indipendenza di questa eparchia, autonomia che non viene concessa dal Patriarca di Mosca, quasi fosse un capo del paese in questione, ma è obbligato ad accettare come limite, che il Patriarca Ecumenico mette e che è obbligato a rispettare. Il Patriarca di Mosca, secondo questo limite, non ha il diritto di procedere alla incorporazione o smembramento o soppressione di questa Metropolia. E’ escluso cioè il suo assorbimento amministrativo da parte del Patriarcato di
  2. L’obbligo di ogni Metropolita di Kiev di commemorare “in primo luogo” durante la Divina Liturgia, il Patriarca Ecumenico rivela la più chiara dimostrazione che la eparchia di Kiev non è stata data al Patriarcato di Mosca, come suo territorio canonico. La commemorazione, durante il “in primo luogo” della Divina Liturgia del nome del Patriarca dimostra la dipendenza canonica del commemorante e non costituisce una semplice manifestazione di preghiera o cortesia. Nello specifico Atto Patriarcale e Sinodale, viene motivato in modo esplicito il termine della commemorazione del Patriarca Ecumenico quale “fonte e principio” dei vescovi a lui sottomessi. Invece la commemorazione del Patriarca di Mosca , dopo quello di Costantinopoli, viene attribuita alla sua persona in quanto “padre spirituale e primate”, cioè nella relazione spirituale dell’ordinato verso colui che lo ha ordinato.6 Si deve far notare che l’Atto relativo al metropolita di Filadelfia a Venezia, che gli concede il diritto di ordinare i vescovi di Cefalonia e di Kythiron, stabilisce anche la commemorazione del metropolita di Filadelfia da parte dei

6 Οἱ ὅροι «γέρων» καί «προεστώς» προέρχονται ἀπό τήν μοναστηριακήν ὁρολογίαν καί δηλώνουν πνευματικήν σχέσιν. Βλ. Παντελεήμονος Καρανικόλα, Κλείς Ὀρθοδόξων Κανονικῶν Διατάξεων, 1979, pag. 298-299.

vescovi da lui ordinati, senza per questo alludere che il metropolita di Filadelfia sia diventato il loro capo. Per analogia anche la commemorazione del Patriarca di Mosca da parte del metropolita di Kiev dopo il Patriarca di Costantinopoli non allude ad alcuna concessione di giurisdizione su questi. Per tali motivi il ricercatore russo Vadim Mironovich Lurie,7 che ha studiato i relativi documenti sinodali nei confronti del Metropolita di Kiev del 1686, come anche altri storici russi, sono giunti alla conclusione che questi limiti hanno chiaramente come fine il mantenimento della autorità canonica di Costantinopoli sulla eparchia di Kiev.8

  1. Il diritto, che è dato dal vescovo ordinario a vescovi stranieri di ordinare chierici nella propria eparchia, è canonico e assai usuale ancora oggi, quando questo avviene con il permesso esplicito del pastore locale, senza che questo significhi invasione del territorio canonico. Questo lo rivela precisamente anche l’ “Atto” Patriarcale e Sinodale del 1686, quando prevede, che i chierici ed i laici della eparchia di Kiev “hanno il permesso come consuetudine buona e secondo quanto previsto dai canoni”, di inviare il candidato da loro eletto a Metropolita di Kiev al Patriarca di Mosca per l’ordinazione. Si tratta, cioè, di una concessione, con permesso, del vescovo primate della concessione di ordinare un vescovo sottoposto alla sua giurisdizione, da parte di un vescovo 9
  2. La cessione da parte del Patriarca Ecumenico Dionisio IV al Patriarca di Mosca del permesso di ordinare ogni Metropolita di Kiev, è avvenuta attraverso una “Lettera di Notifica” sinodale, titolo, che tutti i relativi documenti hanno e che anche il principale tra di essi porta. Il limite “notifica” è tecnico e significa, durante quell’epoca, in senso lato “permesso”, e nel caso specifico, permesso di ordinazione o di trasferimento. Non si tratta di conseguenza, di un “Atto” o “Tomos” di cessione di territorio canonico ad un’altra Chiesa autocefala da parte del Patriarcato Ecumenico, come è avvenuto nel caso di concessione di una autocefalia (vedi p.es.: alle Chiese di Grecia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia, Polonia, Albania e Cechia e Slovacchia), come anche una cessione di specifici territori ad un’altra Chiesa autocefala (v. p.es.: la cessione alla Chiesa di Grecia delle Isole Ionie, della Tessaglia o della Diaspora nel 1908 e la sua restituzione al Patriarcato Ecumenico nel 1922). Non è mai stato dato parte di territorio canonico del Patriarcato Ecumenico ad un’altra Chiesa Autocefala attraverso una “Lettera di Notifica”. Anche la elevazione a Patriarcato della Chiesa di Russia, con la quale si stabiliscono anche i confini della

7 Лурье, В., Русское православие между Киевом и Москвой очерк истории русской православной традиции между XV и XX веками, Москва, 2009.

8 Vedi: K. Vetochnikov, «La “concession” de la métropole de Kiev au patriarche de Moscou en 1686: Analyse canonique»,

Proceedings of the 23rd International Congress of Byzantine studies, Belgrade, 22–27 August 2016 : Round Tables, Editors Bojana Krsmanović, Ljubomir Milanović, Belgrade 2016, pag. 780-784.

9 Ὁ Πατριάρχης Δοσίθεος προέτεινε κατά τάς διαπραγματεύσεις ὡς πρότυπον τούς κανόνας Ἀγκύρας 13, Ἀντιοχείας 10 καί Ζ’ Οἰκ.

  1. Πλησιέστερον χρονικῶς πρός τήν «Πρᾶξιν» τοῦ 1686 παράδειγμα χορηγήσεως ἀδείας πρός χειροτονίαν εἶναι τό χρυσόβουλον τοῦ 1651, μέ τό ὁποῖον ὁ Οἰκουμενικός Πατριάρχης δίδει ἄδειαν εἰς τόν Μητροπολίτην Φιλαδελφείας Ἀθανάσιον Βαλεριανόν, διαμένοντα εἰς τήν Βενετίαν, νά χειροτονῇ τόν Κεφαλληνίας καί τῶν Κυθήρων λόγῳ τῶν ἐχθροπραξιῶν μεταξύ Βενετίας καί Ὀθωμανῶν, αἱ ὁποῖαι δέν ἐπέτρεπαν τήν χειροτονίαν αὐτήν ἀπό τόν Μονεμβασίας (περίπτωσις ἀνάλογος πρός ἐκείνην τοῦ Κιέβου τό 1686). Τό χρυσόβουλον αὐτό ἔχει, κατά τούς ἐρευνητάς, πολλάς ὁμοιότητας πρός τήν «Πρᾶξιν» τοῦ 1686 καί, ἴσως, ἀπετέλεσε τό πρότυπον διά τήν σύνταξιν τοῦ ἐγγράφου περί τῆς μητροπόλεως Κιέβου. Vedi. V. G. Tchentsova, pag.. 94 e

sua giurisdizione, è avvenuta con la pubblicazione di un Tomos.10 Se il Patriarcato Ecumenico voleva cedere proprio territorio canonico (l’Ucraina) al Patriarcato di Mosca, avrebbe adoperato un documento analogo a quello che è stato redatto in tutti gli altri casi.

Tutto ciò manifesta che l’”Atto” Patriarcale e Sinodale del 1686 aveva il senso che descrive il famoso Patriarca di Gerusalemme Dositeo, il quale anche conosceva i fatti di prima mano come partecipante alla avvenute trattative:

“che da una parte era eparchia di Costantinopoli e che dall’altra era tutelata dal santissimo Patriarca della Moscovia” 11

e ciò, secondo lo stesso Patriarca, “per la usurpazione a cui soggiace e fino al giorno della visita divina”, cioè fino al momento opportuno.

La situazione fino ad oggi

 

Ciò che è avvenuto dopo il 1686 è noto a tutti. Il Patriarcato di Mosca non ha mai osservato l’”Atto” Patriarcale e Sinodale, tanto per quanto riguarda il modo di elezione del Metropolita di Kiev (dal clero e dal popolo del paese), quanto per la commemorazione “in primo luogo” del nome del Patriarca Ecumenico da parte di ogni Metropolita di Kiev, durante la Divina Liturgia. Attraverso questo modo e principalmente attraverso la soppressione subdola della commemorazione del Patriarca Ecumenico da parte di ogni Metropolita di Kiev e la separazione de jure della Metropolia di Kiev (e della Chiesa di Ucraina) dal Patriarcato Ecumenico, si è compiuta arbitrariamente una annessione ed incorporazione dell’Ucraina col Patriarcato di Mosca.

Tutte queste cose sono avvenute in un arco di tempo durante il quale il Patriarcato Ecumenico, tremendamente provato, era impossibilitato “a causa dei tempi difficili a sollevare la propria voce contro tali azioni arbitrarie”.12 Ma “ciò che è privo di fondamento fin dall’origine non è confermato dal passare del tempo”, secondo l’assioma generale del diritto romano, riconosciuto anche dai sacri canoni”.13 La Chiesa di Ucraina non ha cessato di costituire de jure territorio canonico del Patriarcato Ecumenico.

La prescrizione dopo 30 anni, prevista dai canoni 17 del Quarto Concilio Ecumenico e 25 del Sesto, non può essere applicata nella circostanza attuale, poiché questi canoni si riferiscono alle parrocchie “di campagna” o “di un luogo” e non a vescovadi o metropoli. Su ciò sono d’accordo tutti gli antichi interpreti di questi canoni.14

Il Patriarcato Ecumenico era sempre a conoscenza di ciò, nonostante la tolleranza dimostrata da esso “a causa dei tempi difficili”, ossia di quanto attuato arbitrariamente dal Patriarcato di Mosca. Questo si è rivelato nel caso della concessione della autocefalia da parte del Patriarcato Ecumenico alla Chiesa di Polonia nel 1924. Nel relativo Tomos si menziona  in  modo  esplicito  che  il  territorio  di  Kiev,  al  quale  era  sottoposta  anche la

10    Vedi:  Καλλινίκου   Δεληκάνη,  Ἐπίσημα   ἐκκλησιαστικά   ἔγγραφα   τοῦ  Οἰκουμενικοῦ  Πατριαρχείου,  Τομ.  Γ’,  1905,  pag.  24:

«Συνοδικόν Χρυσόβουλον ἤ Τόμος …»

11 Vedi:. V. G. Tchentsova (vedi nota 2), pag. 98.

12 Vedi: Κυζίκου Καλλινίκου (Δεληκάνη), «Ἡ αὐτοκέφαλος Ἐκκλησία Πολωνίας», Ἐκκλησία, 1924, pag. 6

13 Lo stesso.

14 Vedi: Ράλλη – Ποτλῆ, Σύνταγμα τῶν Θείων καί Ἱερῶν Κανόνων, ΙΙ, 1852, pag. 259 e seg. e 361.

Polonia, non ha mai cessato di appartenere alla giurisdizione canonica della Chiesa di Costantinopoli, come anche che i termini dell’Atto del 1686 non sono mai stati rispettati dal Patriarcato di Mosca.

Conclusioni

 

Dallo studio dei documenti ufficiali, come questi sono stati conservati o ripristinati dalla ermeneutica storica, non solo da ricercatori Greci ma anche Russi, si evince che:

  1. Il Patriarcato Ecumenico non ha mai ceduto la Metropolia di Kiev per diventare territorio canonico del Patriarcato di Mosca. I confini canonici della Chiesa di Russia sono stati stabiliti, quando questa Chiesa è stata elevata a Patriarcato nel 1589 e non sono mai stati cambiati attraverso un Tomos Patriarcale e Sinodale. La Metropolia di Kiev non era incluse dentro a questi confini. Ogni regione geografica, al di fuori dei confini che sono delineati dal Tomos di autocefalia di qualsiasi Chiesa Ortodossa, si trova al di fuori dei confini canonici di questa, come è appunto previsto per ogni Chiesa
  2. La Metropolia di Kiev (e l’intera odierna Ucraina) era, fin dalla sua fondazione, una eparchia del Trono Ecumenico, avente fin dall’inizio la dovuta posizione nella Costituzione, mentre ogni Metropolita riceveva la sua ordinazione dal Patriarca di Costantinopoli ininterrottamente fino al XVII secolo. Il legame della Chiesa di Ucraina con il Patriarcato Ecumenico era talmente forte che, anche dopo la unione politica della regione con Mosca nel 1654, ogni sforzo del Patriarca di Mosca di ordinare il Metropolita di Kiev, incontrava la dura opposizione del clero e del popolo dell’Ucraina.

La ordinazione subdola di Gedeone, come Metropolita di Kiev da parte del Patriarca di Mosca Ioakim nel 1675 incontrò ancora una volta la opposizione del clero e del popolo della Metropolia. Solo quando l’allora Patriarca Ecumenico Dionisio IV, dopo forte pressione concesse nell’anno 1686 il permesso al Patriarca  di Mosca di ordinare ogni Metropolita di Kiev, il clero ed il popolo di questa regione accettò la ordinazione di Gedeone e in seguito quella dei suoi successori da parte del Patriarca di Mosca.

  1. I documenti ufficiali, sulla base dei quali è stato dato il permesso al Patriarca di Mosca, sono ormai conosciuti, e rivelano che:
    1. Il documento, con il quale è stato dato il permesso al Patriarca di Mosca viene definito e denominato in tutti i testi ufficiali esistenti come “Lettera di Notifica” (“di notifica dico della lettera”) che, nella terminologia tecnica dell’epoca, ma anche oggi, significa concessione di permesso per la celebrazione di una ordinazione o di un’altra azione liturgica, mentre non viene mai adoperata per la totale incorporazione di un territorio canonico in un’altra Chiesa
    2. In accordo con tutti i documenti esistenti, il permesso di ordinazione del Metropolita di Kiev da parte del Patriarca della Moscovia, è stato dato “per economia”, “per la necessità del momento”, quindi, ”per la distanza assai grande del luogo e per le battaglie che avvenivano tra i due Regni”. Questo

permesso rivestiva cioè, carattere e valore provvisorio, fino a quando ci fossero i motivi, per i quali era stato concesso.

  1. La caratterizzazione della Metropolia di Kiev, come “soggetta” al Patriarca di Mosca, che risponde al testo dell’”Atto”, e subito spiegata dallo stesso Testo, che significa cioè “essere ordinato metropolita per essa (per la Metropoli di Kiev)” dal Patriarca di Mosca. Lo scopo e il senso dell’Atto consistono nel “permesso” di celebrazione della ordinazione del Metropolita di Kiev da parte del Patriarca di Mosca e non la cessione di territorio canonico ad esso. Questa era soltanto, d’altra parte, la domanda al Patriarca Ecumenico, come la comprende e la registra l’”Atto” Patriarcale e Sinodale: “che sia dato permesso al beatissimo Patriarca della Moscovia di ordinare un metropolita di Kiev, allorché questa metropolia rimanga priva di un legittimo vescovo”. Il Patriarca Ecumenico Dionisio IV ed il Sinodo del Patriarcato non avevano motivo di cedere “in misura superiore” a ciò, che era stato
  2. I limiti, che mette l’Atto Patriarcale e Sinodale, confermano al di là di ogni dubbio il fatto che non è stato ceduto il territorio canonico della Metropolia di Kiev al Patriarcato di Mosca. Non è mai accaduto che venga ceduto del territorio canonico ad un’altra Chiesa autocefala col limite di non avere il diritto di amministrare la stessa pienamente le cose della propria regione, compreso anche il modo di elezione dei suoi vescovi e, ciò che è più interessante, con il dovere di commemorare nel “in primo luogo” della Divina Liturgia , il Capo della Chiesa dalla quale proviene.

Il Patriarcato di Mosca conosceva naturalmente tutto ciò e per questo arbitrariamente ha violato questi confini e non li ha mai osservati, precisamente perché aspirava ad incorporare di propria iniziativa la Metropolia di Kiev (e l’Ucraina) nella propria giurisdizione canonica. Ma questo costituisce purtroppo anche una violazione dei Sacri Canoni15 e dell’Atto, sul quale si basa l’intero rapporto del Patriarcato di Mosca verso questa regione. La non osservanza dei limiti di un Atto, rende l’Atto nullo nel suo insieme.

E poiché non si tratta di un testo comune o civile, ma ecclesiastico, ossia

sacro, richiamiamo ai violatori dei confini le parole con le quali l’Atto termina: “colui che ha pensato, al di là delle cose scritte o in qualche altro modo ha

voluto manifestare disobbedienza o contrarietà, si metterà contro alla disposizione del Signore e oltre a quello avrà le punizioni come spregiatore dei patriarchi, che sono icone di Dio, animate e viventi”.

  1. Il Patriarcato Ecumenico, a causa delle condizioni storiche avverse, sotto le quali si trovava, ha tollerato e sottaciuto la violazione da parte del Patriarcato di Mosca e la non osservanza dei termini dell’Atto Patriarcale e Sinodale del 1686, ma non l’ha neppure mai cancellata o dimenticata. Una dimostrazione di ciò è costituito dalla concessione della autocefalia alla Chiesa di Polonia nel 1924 da parte del Patriarcato Ecumenico attraverso la pubblicazione di un Tomos, nel quale è riportato in modo

15 Οἱ κανόνες, οἱ ὁποῖοι παραβιάζονται εἰς τήν περίπτωσιν αὐτήν εἶναι πολλοί, ὅπως οἱ 35 τῶν Ἁγίων Ἀποστόλων, 13 καί 22 τῆς Ἀντιοχείας, 15 τῆς Σαρδικῆς, 2 τῆς Β’ Οἰκ. κ.ἄ.

esplicito che questa decisione si regge sul fatto che la Polonia apparteneva alla Metropolia di Kiev sotto il Patriarcato Ecumenico e che non erano stati rispettati da parte del Patriarcato di Mosca i termini previsti. La concessione della autocefalia alla Chiesa di Polonia venne accettata da tutte le Chiese Ortodosse, ad eccezione di quella di Russia, la quale concesse una propria autocefalia a questa Chiesa nel 1949. In questo modo venne indirettamente accettato da tutte le Chiese Ortodosse, ad eccezione di quella di Russia, il diritto sovrano del Patriarcato Ecumenico sulla Metropolia di Kiev e dell’Ucraina.

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Quando nel 1757 la Metropolia di Aleppo venne data al Trono Ecumenico, a causa di difficoltà di amministrazione di essa da parte del Patriarcato di Antiochia, al quale canonicamente apparteneva, il Patriarca Ecumenico Neofito VII, accentuava nel relativo Atto Patriarcale e Sinodale di restituzione di questa metropoli al Patriarcato di Antiochia nel 1792, le seguenti cose:

“Il nostro Santissimo Patriarcale, Apostolico Trono Ecumenico è portato fin dai tempi antichi ad essere davvero vicino anche agli altri santissimi Patriarcali e Apostolici Troni per comprendere e aiutare per quanto possibile nei bisogni, non sopporta però né che siano fatte, né di udire che vengano sottratte le cose giuste di quelli, facendole diventare ingiuste per avere vantaggio. Quello che per se stesso è giusto e degno al contrario è ingiusto e sconveniente alla dignità patriarcale.”16

Il Patriarcato Ecumenico è sempre accorso in aiuto e soccorso delle Chiese Ortodosse in difficoltà. Mai tuttavia “sopporta di udire” l’usurpazione dei diritti canonici di una Chiesa da parte di un’altra. Tutti i relativi documenti ufficiali esistenti prevedono che ogni Metropolita di Kiev dovrebbe essere eletto dalla Chiesa di Ucraina e commemorare come suo “primo” canonico “in primo luogo” il Patriarca Ecumenico nella Divina Liturgia. La non osservanza di questi limiti fondamentali costituisce una usurpazione di un’altra giurisdizione. L’esistenza di questi limiti in tutti i relativi testi ufficiali esistenti, testimonia che la Chiesa di Costantinopoli non ha mai rinnegato de jure i suoi diritti canonici sulla Chiesa di Ucraina. Bisogna inoltre che sia segnalato anche uno dei più basilari principi del diritto: il principio, che ha redatto un Atto, ha priorità assoluta nella sua interpretazione. Di conseguenza, nel caso specifico, la interpretazione degli Atti Patriarcali e Sinodali appartengono principalmente al Patriarcato Ecumenico.

Il Patriarcato Ecumenico ha diritto, di conseguenza, ed è obbligato a prendere la dovuta cura materna riguardo alla Chiesa di Ucraina in ogni situazione, che giudica necessaria.

16 Καλλινίκου Δεληκάνη, Ἐπίσημα ἐκκλησιαστικά ἔγγραφα, Τομ. Β’, 1904, pag. 217