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Allocuzione di S.E. Mons. l’Arcivescovo Gabriele di Comana, Esarca del Patriarca Ecumenico, in occasione della visita di
S.S. il Patriarca di Mosca Alessio II
alla chiesa della Dormizione a Sainte-Geneviève-des-Bois, il 4 ottobre 2007

Vostra Santità, Santissimo Padre !

« Blagosloven griadyï vo Imia Gospodne ! »
« Benedetto colui che viene nel nome del Signore ! »

È con grande emozione che vi accolgo in questa chiesa tanto carica di memorie, presso la quale riposano le spoglie mortali di tanti esuli russi, i quali hanno trovato un asilo e un luogo di eterno riposo in terra di Francia. Insieme abbiamo reso omaggio a tutti questi uomini e donne che, in condizioni del tutto precarie, si sono sforzati di preservare intatto quel che di più caro avevano al mondo: la loro fede in Cristo e la speranza di una rinascita della loro Patria.

Di certo, non vi dico nulla che non sappiate, Vostra Santità. Voi conoscete quanto me – anzi, sicuramente meglio di me – la storia di questa emigrazione con le sue pagine, alla volta gloriose e dolorose. Avrei desiderato accogliervi in un altro luogo di testimonianza dell'Ortodossia in Francia, indubbiamente legato alle pagine più alte del pensiero e della cultura religiosi russi espressi in esilio, ovvero il nostro Istituto di Teologia San Sergio, ma un programma denso di appuntamenti non ve ne ha lasciato la possibilità. Me ne rammarico.

Sappiate tuttavia che se vi accogliamo in questa chiesa memoriale, situata presso un cimitero, non bisogna pensare che il nostro Arcivescovado sia moribondo o in via d'estinzione. Al contrario, esso è un organismo vivo e in ottima salute. Dai tempi del Metropolita Evlogij, il suo fondatore di beata memoria, la situazione è cambiata. Pur restando legata alla grande tradizione liturgica e spirituale dell'Ortodossia russa, ricevuta quale tesoro dai suoi fondatori, la nostra realtà ecclesiale è di fatto divenuta multietnica: a fianco della seconda, della terza, e sinanco della quarta generazione di discendenti dell'emigrazione russa, oggi largamente integrati nella società francese, essa conta i nuovi arrivati russi, ucraini, moldavi, georgiani, che chiedono per la maggior parte di integrarsi a loro volta – senza contare i numerosissimi occidentali che hanno trovato nella santa Ortodossia la casa del Padre e vi si sentono a casa loro. Questa è la realtà del nostro Arcivescovado, una realtà che non è sempre facile da comprendere, soprattutto da lontano – e talvolta ancora meno facile da vivere, tenendo conto delle nostre debolezze e dei nostri limiti –, ma che non può essere né ignorata né cancellata con un tratto di penna, in particolare nel quadro del lento processo di organizzazione canonica della cosiddetta "diaspora", un termine che per molti di noi non ha più molto senso, poiché noi non siamo – o non siamo più – una "diaspora".

Vostra Santità, so quanto avete a cuore di vedere progredire le Chiese ortodosse in questo cammino e quanto vi spendete per rinforzare l'unità ortodossa. La Chiesa ortodossa russa in passato ha intrapreso delle iniziative in questo senso e ha avanzato delle proposte. Una di queste, recentemente, ha suscitato qui, tra i nostri fedeli, reazioni disparate: presso alcuni grandi speranze, presso altri inquietudini e incertezze. Resta il fatto che le nostre valutazioni circa la situazione ecclesiale di ieri come di oggi possono divergere su alcuni punti – per lo più, indubbiamente, a causa della cattiva conoscenza reciproca.

Tuttavia, come Vostra Santità sottolineava con la moderazione che vi constraddistingue, ancora l'altro ieri a Strasburgo, «una delle difficoltà del mondo contemporaneo multipolare, è la mancanza di comunicazione tra persone che nutrono opinioni differenti». In questi ultimi quattro anni abbiamo formulato delle proposte al fine di presentarvi il nostro punto di vista e di avviare un dialogo che non può – ne sono persuaso – che favorire la ricerca dell'unità ortodossa, alla quale noi tutti teniamo. È solo su questa via che noi, ortodossi residenti in Europa occidentale, potremo, con l'aiuto e il sostegno delle nostre rispettive Chiese madri, contribuire, tutti insieme, alla costruzione della Chiesa di Cristo nei paesi in cui il Signore ci ha chiamati a testimoniare il suo Santo Vangelo. Questo è il messaggio che nel 1949 il mio predecessore di beata memoria, il piissimo Metropolita Vladimir, che riposa nella cripta di questa chiesa, lanciava. La nostra posizione è rimasta invariata da allora.

La Chiesa si costruisce con la carne degli esseri umani, sul sangue dei martiri e con le preghiere dei santi. Il radicamento locale della Chiesa non è possibile se non elevando al Signore i frutti della santità alla quale noi tutti siamo invitati dal nostro battesimo. È precisamente in questo spirito che abbiamo proceduto, con la benedizione di Sua Santità il Patriarca Ecumentico Bartolomeo I, tre anni or sono, alla glorificazione dei santi testimoni del Cristo dati dall'emigrazione russa a questo Paese: il giusto sacerdote Alessio di Ugina e i santi martiri Madre Maria, padre Dimitri, Giorgio ipodiacono ed Elia.

Permettetemi di offrirvi, a titolo personale e a nome di tutto il gregge spirituale che mi è stato afidato dal Signore, l'icona di questi quattro santi martiri che appartengono alla loro Patria di nascita e al loro Paese di adozione al contempo. Possano essi rappresentare e garantire il legame di unità spirituale e di amore che ci riunisce tutti intorno al Trono celeste del nostro unico Signore e Salvatore, Gesù Cristo, al quale spetta la gloria e l'adorazione nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte: sito dell'Arcivescovado


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