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P. Vladimir Zelinskij:
Olivier Clément, testimone della Trasfigurazione
Testo commemorativo dedicato da P. Vladimir Zelinskij all’insigne teologo ortodosso francese scomparso il 15 gennaio 2009. Una versione francese di questa memoria è stata pubblicata sul periodico «La Croix».
Ogni incontro con Olivier Clément, durante i vent’anni della nostra amicizia, era come una festa discreta. Una festa della cordialità in primo luogo, del dialogo da cuore a cuore (non per caso la rivista di teologia ortodossa che ha diretto per molti anni si chiamava «Contacts»), ma anche una festa della gioia tranquilla e limpida che da lui irradiava. Come «prova della realtà che non si vede», come ha detto San Paolo, la sua fede mi parlava innanzitutto della realtà che esulta della Trasfigurazione. Come se fosse riuscito a gettare un colpo d’occhio oltre della tenda che separa il nostro mondo dal Regno dei cieli e il riflesso del Regno si era impresso indelebilmente nei suoi occhi. E sapeva bene come condividere con gli altri la sua vita interiore ai confini della luce. Anche quando era immobile a letto, per lunghi mesi, senza potere uscire di casa, anche quando la sua creatività esuberante si era ridotta alla meditazione tranquilla, egli ha accettato la sua condizione con lucida coscienza, conservando la fiducia, rimanendo fino agli ultimi giorni della sua vita il testimone della realtà invisibile – ma concreta – che, una volta scoperta, ha riempito tutto il suo percorso.
È noto che Olivier Clément proveniva da una famiglia atea di tradizione repubblicana e anticlericale, che si convertì al cristianesimo e si fece battezzare all’età di 30 anni. Molto presto divenne uno dei più importanti rappresentanti dell’Ortodossia francese e addirittura occidentale e mondiale. La sua conversione gli fece scoprire lo straordinario tesoro del messaggio evangelico: più di una trentina di libri, un fiume ininterrotto di articoli, di comunicazioni, di prefazioni, di testimonianze di ogni sorta che attingono sempre all’origine della gioia e dello stupore, dinanzi al miracolo dell’esistenza, della rivelazione di Dio nelle persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che si manifestano attraverso i riflessi di questo mondo senza essere toccati dalla sua caducità. La conversione di Olivier Clément, tanti anni prima, portava in sé qualcosa di profetico: alla soglia dell’impoverimento radicale del mondo, dovuta alla secolarizzazione, al pensiero tecnicistico, alla crisi ecologica, alla globalizzazione, seppe “rinnovare” la testimonianza patristica, quella della bontà e della bellezza di Dio nella sua creazione originaria.
Grande scrittore, non fu mai toccato dal vizio connesso a questa vocazione, ovvero di parlare soltanto di sé. Quando lo incontrai per la prima volta durante l’inverno del 1987 a Mosca, la cosa che mi impressionò maggiormente fu la sua modestia, la sua umiltà, il suo saper donare una fratellanza immediata. Non imponeva la sua presenza a nessuno. Ma quando iniziava a “predicare” il suo pensiero, si notava come la forza della Buona Novella circolasse in lui e l’ambiente intorno a lui riceveva un soffio di beatitudine.
Ha cominciato la sua vita con la disperazione, con la tentazione suicida, ma l’ha vissuta e l’ha conclusa felice, e ciascuno si sentiva felice in sua presenza. «Beati i poveri in spirito», ma così ricchi in pensiero, «Beati i miti», ma così forti nel servizio reso a Cristo.