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7. Giuridismo e burocrazia

 

A tutto ciò si deve aggiungere il crescente giuridismo nella vita della Chiesa sotto l’effetto della trasformazione nazionalistica e politico della coscienza ecclesiale, nonché la riduzione delle relazioni ecclesiali, questa volta anche all’interno di ciascuna Chiesa locale, a delle relazioni formali e amministrative, pervertendo la natura della vita ecclesiale, così come il principio del potere e del governo nella Chiesa.

In Russia ciò ebbe inizio con la riforma di Pietro il Grande, che ha applicato alla Chiesa le modalità di amministrazione dello Stato e ha trasformato la Chiesa, secondo il punto di vista dello Stato, in un’«amministrazione della confessione ortodossa». Così, ad esempio, i vescovi hanno iniziato a essere trasferiti da un seggio all’altro, in barba a tutti i canoni e per semplice decreto dell’autorità ecclesiastica centrale, senza relazione con le necessità della Chiesa, ma soltanto in funzione dell’applicazione all’amministrazione ecclesiastica dei criteri di «carriera» e di «promozione», propri dell’Amministrazione civile. A causa di ciò la diocesi cessò di essere una cellula organica dell’organismo ecclesiale universale che sigillava in un’unità vivente e inseparabile vescovo, clero e gregge, ma prese l’aspetto di una sorta di provincia ecclesiastica, affatto simile alle province civili, semplice distretto amministrativo, diretto per mezzo di decreti e circolari provenienti dalla burocrazia anonima del concistoro.

La direzione collegiale della Chiesa da parte dei vescovi (i canoni esigono un concilio regionale dei vescovi due volte all’anno), è stata sostituita da una super-amministrazione centrale, che pur agisce per mezzo di decreti e circolari. Ne è risultato che la genuina coscienza canonica, che si nutre dello spirito ecclesiale e dell’aspirazione a costruire la vita della Chiesa in conformità con la tradizione ecclesiale, ha ceduto il posto alla subordinazione cieca alla «carta». Quando ci annunciano la rinascita in Unione sovietica di una Chiesa che si vuole liberata dall’amministrazione di un procuratore generale, basta, senza neanche parlare di questa libertà, leggere in un qualsiasi numero del giornale del Patriarcato di Mosca la «cronaca delle nomine e dei trasferimenti episcopali», per rendersi conto che di tutto il grande passato della Chiesa della Russia quello che riappare innanzitutto è questa centralizzazione burocratica dell’amministrazione ecclesiale. Tuttavia, in un misura più o meno grande, è la vita della Chiesa che soffre ovunque a causa di questa situazione. E ciò indebolisce anche la vita cattolica della Chiesa, nella quale, secondo l’epistola dei Patriarchi Orientali del 1848, il custode della verità e della pietà è il corpo ecclesiale nella sua totalità, la Chiesa tutta intera.


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Presentazione
Introduzione
1. Canonicità e canoni
2. L’essenza della Chiesa
3. La cattolicità della Chiesa: le dimensioni locali e universali
4. Lo sviluppo dell’organizzazione ecclesiale
5. Le dimensioni locale, universale (ecumenica) e nazionale
6. La decadenza della coscienza universale (ecumenica)
7. Giuridismo e burocrazia
8. La questione dell’organizzazione ecclesiale nell’emigrazione
9. «La Chiesa all’estero»
10. La giurisdizione del Patriarca ecumenico
Conclusione


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