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Conclusione

 

Abbiamo deliberatamente limitato il nostro dibattito con p. Michail Polskij al tema dell’organizzazione ecclesiale. P. Michail Polskij intende precisamente darci un’analisi canonica ed è ciò che indica il titolo del suo libro. Ma in definitiva non ci si può astenere dal constatare che in realtà il centro di gravità delle sue considerazioni, la vera enfasi del suo libro, non riguarda per niente l’aspetto canonico. Infatti, p. Michail Polskij chiama canonico ciò che corrisponde alla sua visione, ma non della struttura canonica, bensì del contenuto della vita ecclesiale dell’emigrazione. E in questa confusione di due piani, che sono distinti per natura, trasparisce, forse meglio che altrove, quella che è certamente una caratteristica essenziale della psicologia «karlovtsiana». Questo contenuto della vita ecclesiale è la fedeltà alla Chiesa della Russia: «Non separarsi mai dalla Chiesa della Russia, vivere dei suoi interessi, delle sue necessità, della sua lotta, della sua verità, della difesa dei canoni e dei martiri, seguendo all’estero la vecchia via canonica dei primi dieci anni, quelli del patriarca Tikhon, che in Russia si è rifugiata nelle catacombe dal giorno della caduta della metropolita Sergio» (p. 125). Secondo le parole di un altro rappresentante della Chiesa russa all’Estero, su questa riposa «l’obbligo di denunciare il Patriarcato di Mosca per la sua menzogna, per la sua alleanza con un potere ostile a Dio e satanico» ed essa «deve essere la punta della lancia, la voce della vera Chiesa russa nel mondo» (Le Printemps, recueil édité par l’évêque Nathanaël, Paris, 1948). È a questa fedeltà e a questa lotta che noi avremmo rinunciato, secondo p. Michail Polskij e tutti coloro che condividono i suoi punti di vista, «andandocene a Costantinopoli». Reputiamo inutile e superfluo rispondere a simili accuse. La migliore risposta è offerta dal contributo passato e presente alla causa russa nell’ambito della giurisdizione «greca», dalla voce della verità che non ha mai taciuto. Nessuno, senza dubbio, ha il diritto di misurare il nostro amore e la nostra compassione per la Chiesa ed il popolo della Russia. Ma ciò che corrisponde al vero è che noi non rivendichiamo la missione di essere la chiesa delle catacombe o il ruolo di futuri giudici delle gerarchia moscovite, nella misura in cui pensiamo che la nostra situazione non ci autorizzi a farlo. Ci sembra dunque intollerabile che un vescovo che risiede in America faccia giungere un cardinale cattolico dei telegrammi «in nome della Chiesa della Russia coperta del sangue dei martiri». Pensiamo che se vi è un cammino per quelli che sono rimasti, ve n’è un altro per quelli che sono partiti. E questi due percorsi si incontrano e si rivelano essere lo stesso e identico percorso della fedeltà alla verità del Cristo, della realizzazione dell’essenza autentica della Chiesa, per la quale proprio soffrono gli attuali confessori della Russia. È precisamente a causa di ciò che non possiamo neppure ammettere che la canonicità sia determinata da questa o da quest’altra missione o compito, per quanto sacre e importanti esse siano. La canonicità è sempre e soltanto determinata dall’essenza eterna della Chiesa, dalla sua vocazione eterna. E non è, forse, uno dei significati del nostro cammino di esilio, che noi vi trovavamo la fonte dimenticata dell’acqua viva, l’autentica coscienza ecumenica (universale), la potenza vivificante dell’integrità della Tradizione della Chiesa santa, cattolica e apostolica? Sì, è un dovere sacro per i Russi ortodossi all’estero, un dovere di fedeltà e di testimonianza, un dovere di difesa della verità e di denuncia. Ma tutto ciò resterà una semplice lotta umana, soltanto e troppo umana, se essa non sarà condotta sulle fondamenta eterne della Chiesa, se non possederemo e non manifesteremo soprattutto in noi stessi e nella nostra vita ecclesiale la luce del Cristo, il quale solo rivela e denuncia le tenebre e il male. «Conserva il pleroma della Tua Chiesa», preghiamo in ogni Liturgia. La nostra prima vocazione risiede nella crescita di ciascuno di noi e di tutti in questa totalità-pienezza. E il resto, crediamo, ci sarà dato in aggiunta.

 

Parigi, 1949. Stampato con la benedizione di Sua Eminenza il Metropolita Vladimir.
Messaggero ecclesiastico dell’Esarcato ortodosso russo dell’Europa occidentale


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Presentazione
Introduzione
1. Canonicità e canoni
2. L’essenza della Chiesa
3. La cattolicità della Chiesa: le dimensioni locali e universali
4. Lo sviluppo dell’organizzazione ecclesiale
5. Le dimensioni locale, universale (ecumenica) e nazionale
6. La decadenza della coscienza universale (ecumenica)
7. Giuridismo e burocrazia
8. La questione dell’organizzazione ecclesiale nell’emigrazione
9. «La Chiesa all’estero»
10. La giurisdizione del Patriarca ecumenico
Conclusione


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