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Riunione del Decanato d’Italia

Venerdì 2 luglio 2010, si è svolta a Firenze, presso la Chiesa russa dedicata alla Natività del Signore e a San Nicola, l’assemblea del Decanato d’Italia dell’Esarcato patriarcale per le Chiese ortodosse di tradizione russa in Europa occidentale. Hanno partecipato alla riunione i chierici del Decanato e alcuni laici. Prima della riunione è stato celebrato un Moleben in onore del santo apostolo Giuda, Fratello del Signore. Tra le questioni dibattute 1) il ruolo e la configurazione delle parrocchie dipendenti dall’Esarcato nel panorama dell’Ortodossia italiana, 2) il coordinamento interno al Decanato, 3) questioni liturgiche e pastorali varie. In merito al primo punto si è riflettuto circa l’importanza che la presenza in Italia dell’Esarcato, per quanto minoritaria, cresca in continuità con l’identità e la vocazione missionaria che hanno caratterizzato la storia dell’Esarcato in altri paesi dell’Europa occidentale, dalla Francia alla Scandinavia, stimando da una parte i vantaggi di un’esperienza ecclesiale fondata su una coscienza ecclesiologica territoriale («non vi è Giudeo né Greco») e su un approccio alla tradizione pastorale e liturgica libero da ritualismi e conservatorismi che non siano giustificati dai principi essenziali della tradizione teologica ed ecclesiologica ortodossa; dall’altra si è ricordato il ruolo centrale che la scuola di Parigi, espressa dall’Istituto di teologia ortodossa Saint-Serge, ha avuto nel far conoscere l’Ortodossia in Italia, attraverso la traduzione delle opere dei suoi principali esponenti (dai Padri Bulgakov, Meyendorff e Schmemann, a laici come Evdokimov, Clément ecc.). Se in Italia, per diversi motivi, questa tradizione è stata conosciuta più per vie teoriche e indirette, si ritiene che il Decanato d’Italia abbia il compito di farla rilucere nel suo contesto più appropriato, che è quello della vita ecclesiale, ossia nella prassi liturgica e pastorale, soprattutto di fronte alle problematiche veicolate dalla crescita che la Chiesa ortodossa sta conoscendo in questi anni in Italia. La tradizione ecclesiale sviluppata dalle parrocchie dell’Esarcato ha saputo consolidare, sulla base dell’eredità della tradizione spirituale e liturgica russa, una coscienza missionaria in Occidente (erede dello spirito e della grande vocazione missionaria che la Chiesa russa aveva saputo esprimere tra il XVIII e il primo XX secolo), intesa non come rivalità e proselitismo contro le altre confessioni cristiane, bensì – come affermava santa Mat’ Maria Skobtzova – quale missione «nel deserto dei cuori umani».
In relazione a queste problematiche “di prospettiva” si è concordato sull’importanza di focalizzare l’azione pastorale e liturgica delle parrocchie e comunità italiane sulla base della tradizione che si è sviluppata in seno all’Esarcato, riportando soprattutto la coscienza ecclesiale dei fedeli verso una corretta concezione e prassi eucaristica, cosa che esclude del fare della celebrazione eucaristica domenicale, in considerazione del suo carattere resurrezionale, un momento, quand’anche fosse il più importante, di una serie di celebrazioni “private” (tra cui commemorazioni dei defunti, preghiere “riservate” per la salute ecc.), sottolineando inoltre l’inopportunità di forme di pastorale basate sull’imposizione precettistica, tendenti, ad esempio, ad associare forzatamente il sacramento della riconciliazione alla vita eucaristica dei fedeli (con chiaro detrimento di quest’ultima), e per contro l’opportunità di favorire modalità di celebrazione che possano riportare in evidenza la celebrazione liturgica come “azione  dell’assemblea”.
Dopo l’agape, gentilmente offerta dai parrocchiani di Firenze, i partecipanti all’assemblea si sono dedicati a perfezionare un lavoro di traduzione in italiano dei testi della Divina Liturgia, intrapreso in comune già da tempo.


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